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cinema

Il Circolo del Cinema Metropolis svolge la sua attività presso il Knulp di via Madonna del Mare 7/a e, in collaborazione con l’Associazione Culturale DDProject, presso lo spazio Metrokubo di via dei Capitelli 6563b (vicino all’Arco di Riccardo) a Trieste.

 

02/05 – Giallo in bianco e nero: LA DONNA DEL RITRATTO di Fritz Lang

Posted by on apr 22, 2016 in appuntamenti, cinema | 0 comments

02/05 – Giallo in bianco e nero: LA DONNA DEL RITRATTO di Fritz Lang

Lunedì 2 maggio – ore 20.30

Circolo del cinema Metropolis e Knulp

presentano la rassegna

GIALLO IN BIANCO E NERO

LA DONNA DEL RITRATTO

GENERE: Drammatico

ANNO: 1945

REGIA: Fritz Lang

ATTORI: Edward G. Robinson, Joan Bennett, Raymond Massey, Edmund Breon, Dan Duryea, Thomas E. Jackson, Arthur Loft, Dorothy Peterson, Frank Dawson

SCENEGGIATURA: Nunnally Johnson

FOTOGRAFIA: Milton Kranser

MONTAGGIO: Gene Fowler Jr.

Trama

Un professore di criminologia, partita la famiglia per le vacanze, rimane solo e si reca a cenare al club. Prima di entrare, ammira in una vetrina il ritratto di una bellissima donna. Dopo cena rimane a leggere in un salotto e finisce con l’addormentarsi. Sotto l’influenza del ritratto ammirato e dei discorsi uditi, fa un sogno. Gli sembra di avere un’avventura con una bella ed elegante signora – che è poi la donna del ritratto – quando improvvisamente un uomo anziano entra nell’appartamento dove essi sono e si precipita violentemente su di lui tentando di strozzarlo. Il professore afferra una forbice e con essa colpisce l’aggressore. Per far sparire le tracce del delitto carica il cadavere nella sua automobile e nella notte lo getta in campagna. Ma qualcuno l’ha visto entrare nella casa della donna…

Curiosità

Il film uscì nelle sale cinematografiche USA il 10 ottobre 1944 con il titolo originale The Woman in the Window.

Il soggetto è tratto dal romanzo Once Off Guard di J. H. Wallis: il libro conteneva un finale tragico che Lang non ritenne di riprendere.

Il film fu sceneggiato da Nunnally Johnson, che con questa sceneggiatura iniziò la sua collaborazione con la International Pictures Inc da lui stesso fondata. Anch’egli non era inizialmente disposto ad accettare il finale voluto da Lang, ma il regista riuscì a convincerlo: racconta come superò la propria riluttanza in una lettera inviata a Pierre Rissient, datata 23 gennaio 1969.

La sequenza “della vetrina” (la galleria d’arte dov’è esposto il ritratto della donna) è un momento cruciale: la stessa sequenza viene presentata per ben tre volte nel corso del film, appena leggermente variata.

Densa di significati espliciti e impliciti e di grande vigore formale, rappresenta uno dei rari momenti della storia del cinema in cui i rapporti fra percezione e immaginazione vengono rappresentati con estrema chiarezza. Come si deduce già dal titolo, il film è un compendio di superfici vitree e rivelatrici, di riflessi ingannevoli. È una riflessione sulla natura illusoria del cinema e la sua controversa costruzione della realtà con la macchina da presa.[9] La sequenza racconta il ruolo dell’arte che è quello di dare realtà ai sogni: la pittura e il cinema danno vita ai desideri profondi, ai fantasmi dell’inconscio. La condizione allucinatoria è condivisa dal protagonista e dallo spettatore: è il professore a essere ingannato insieme allo spettatore, testimone e alter ego silenzioso.

In un interessante saggio, Il riflesso, la lacrima, il nero, lo studioso di cinema Paolo Bertetto, che al regista ha dedicato importanti lavori, afferma, a proposito di questa sequenza: “…è il ritratto dipinto che produce sia l’immagine riflessa sul vetro che la donna-modello-fittizio”. E ancora: “… non solo il ritratto non ha bisogno del modello, ma il ritratto crea l’immagine somigliante, impersonificata in una donna e lo fa attraverso la mediazione del vetro, del doppio differenziale nel vetro. Ne La donna del ritratto il manufatto dipinto crea l’immagine e il corpo illusivo dell’attore in un meccanismo di passaggio invertito dalla copia al presunto modello, che dimostra invero che nel cinema in definitiva non esistono più né copia né modello in senso tradizionale, ma solo simulacri di vario tipo”

 

Proiezione riservata ai soci FICC 2016. E’ possibile tesserarsi prima della proiezione (€ 10).

09/05 – Giallo in bianco e nero: ESTASI DI UN DELITTO di Luis Buñuel

Posted by on apr 10, 2016 in appuntamenti, cinema | 0 comments

09/05 – Giallo in bianco e nero: ESTASI DI UN DELITTO di Luis Buñuel

Lunedì 9 maggio – ore 20.30

Circolo del cinema Metropolis e Knulp

presentano la rassegna

GIALLO IN BIANCO E NERO

ESTASI DI UN DELITTO

GENERE: Drammatico

ANNO: 1955

REGIA: Luis Buñuel

ATTORI: Ernesto Alonso, Miroslava Stern, Rita Macedo, Ariadna Welter, Eva Calvo, Enrique Díaz ‘Indiano’, Carlos Riquelme, Chabela Durán, Carlos Martínez Baena, Manuel Dondé, Andrea Palma, Armando Velasco, Rodolfo Landa, Leonor Llausás, Eduardo Alcaraz, Rafael Banquells, José María Linares Rivas, Roberto Meyer, Jesús Gómez

SCENEGGIATURA: Luis Buñuel, Eduardo Ugarte

FOTOGRAFIA: Agustín Jiménez

MONTAGGIO: Pablo Gómez, Jorge Bustos

Trama

Da ragazzo Archibaldo vede morire – atterrito ed affascinato – la propria governante, mentre un carillon suonava. La convinzione di essere stato il responsabile della sua morte, ed il ricordo del suono del carillon, che credeva dotato di un potere malefico, creano in lui una cronica ossessione omicida, pronta a ripetersi ogni volta che Arcibaldo, ormai adulto, sente o ricorda quella musica. In verità, i suoi crimini sono soltanto immaginari poiché, ogni volta, una circostanza accidentale o un’altra persona lo prevengono e gli impediscono di realizzare l’omicidio. Così accade per una suora, che precipita nel vano dell’ascensore; per una donna leggera, suicida o uccisa dal marito geloso. E così accade anche per la fanciulla che Archibaldo sposa, freddata dall’amante prima che lui, informato della tresca, possa attuare la meditata vendetta. Dopo aver tentato invano di convincere il giudice di essere lui, in sostanza, il responsabile di quelle morti, Arcibaldo si libera dall’ossessione disfacendosi del carillon. Allora potrà tornare, finalmente guarito, alla compagnia dell’unica ragazza capace di amarlo.

Curiosità

Buñuel, partendo da un romanzo di Rodolfo Usigli, traccia un’originale narrazione intrisa di humour nero, sull’impulso omicida e sulle frustrazioni derivanti dall’educazione cattolica, presa letteralmente in giro dal grande maestro del surrealismo.

Il film, oggi inserito anche tra i 100 migliori film messicani di sempre[1] fu definito da Alberto Moravia una “allegoria trasparente dell’impotenza sessuale”.

L’attrice che impersona Lavinia, Miroslava Stern, di origini cecoslovacche, ebbe per la prima volta dopo dieci anni di carriera cinematografica un ruolo di rilievo. Ma fu anche l’ultimo. Pochi giorni dopo la fine delle riprese si suicidò, pare per motivi sentimentali.

Due film ritraggono scene tratte da Estasi di un delitto: Carne tremula di Pedro Almodóvar e Crimen perfecto – Finché morte non li separi di Álex de la Iglesia.

La scena del protagonista con la bambola di ceramica è ripresa in La camera verde di Truffaut

L’elaborata struttura narrativa, che vede sogni e ritorni intrecciarsi con frequenza al tempo presente, tra un susseguirsi piuttosto intenso di riferimenti simbolici, di allusioni, di incidentali notazioni, se dà al film un aspetto di sapiente e paziente costruzione, non tarda ad appesantirne il tono, che s’adagia presto nell’involuzione e nell’artificio fine a se stesso. Rimane, talvolta, ad animare il freddo meccanismo, la tetra ironia dell’autore, il suo gusto personale per elementi macabri o torbidi.Si tratta, come è chiaro, di un’allegoria trasparente dell’impotenza sessuale. Buñuel ha saputo giocare con molta abilità su questo simbolo dell’impotenza, attribuendo ad Arcibaldo il carattere ambiguo, ironico e distaccato del seduttore, non quello truce e ottuso dell’assassino. In realtà, Arcibaldo non vorrebbe che fare l’amore; quei rasoi, quelle rivoltelle di cui si munisce non sono che simboli fallici; e il ripetuto fallimento del delitto non è altro che un fallimento dell’atto sessuale. Senonché i rasoi e le rivoltelle ci sono davvero: e così un’ombra macabra, sadica e necrofila è proiettata sull’amore e l’impotenza.

 

Proiezione riservata ai soci FICC 2016. E’ possibile tesserarsi prima della proiezione (€ 10).

23/05 – Giallo in bianco e nero: LA SIGNORA SCOMPARE di Alfred Hitchcock

Posted by on apr 1, 2016 in appuntamenti, cinema | 0 comments

23/05 – Giallo in bianco e nero: LA SIGNORA SCOMPARE di Alfred Hitchcock

Lunedì 23 maggio – ore 20.30

Circolo del cinema Metropolis e Knulp

presentano la rassegna

GIALLO IN BIANCO E NERO

 

LA SIGNORA SCOMPARE

GENERE: Giallo

ANNO: 1938

REGIA: Alfred Hitchcock

ATTORI: Margaret Lockwood, Michael Redgrave, Dame May Whitty, Paul Lukas, Cecil Parker, Linden Travers, Naunton Wayne, Basil Radford, Mary Clare, Emile Boreo, Kathleen Tremaine, Charles Oliver, Josephine Wilson, Philippe Leaver, Catherine Lacey, Sally Stewart, Sally Vaz Diaz, Googie Withers

SCENEGGIATURA: Sidney Gilliat, Frank Launder

FOTOGRAFIA: Jack E. Cox

MONTAGGIO: R.E. Dearing

Trama

Durante un lungo viaggio su un treno intercontinemetale, una ragazza inglese, Iris, fa amicizia con una simpatica vecchietta, Miss Froy, che a un certo punto scompare senza lasciare traccia. Iris la cerca ovunque ma senza risultati e nessuno dei passeggeri è disposto ad aiutarla. Tutti, anzi, sostengono di non aver mai visto l’anziana signora e trattano Iris come se fosse una svitata. Solo Gilbert, un musicologo, si offre di collaborare con lei nella ricerca che li porterà a scoprire la verità nascosta dietro la misteriosa sparizione.

Curiosità

E’ un film inglese del 1938 diretto da Alfred Hitchcock, il cui soggetto è tratto dal romanzo Il mistero della signora scomparsa (The Wheel Spins) di Ethel Lina White.

Nel 1979 ne è stato realizzato un remake intitolato Il mistero della signora scomparsa, diretto da Anthony Page, con Angela Lansbury nel ruolo di Miss Froy.

Non trovando un soggetto adatto, Hitchcock, contrariamente alle sue abitudini, chiese al produttore se non avesse qualche sceneggiatura già pronta. Nel maggio del 1936 Frank Launder aveva proposto alla Gainsboroug di comprare i diritti del romanzo della White, aveva lavorato alla sceneggiatura insieme a Sidney Gilliat ma Roy William Neill, il regista a cui era stata affidata la regia, non portò a compimento il film.

Il ruolo della amabile vecchia-spia fu affidato a Dame May Whitty, che poi sarà scritturata per un ruolo minore ne Il sospetto;

nel ruolo della giovane ricca borghese il regista utilizzò Margaret Lockwood, sotto contratto per la casa di produzione;

nel ruolo dello spiantato musicista Hitchcock avrebbe voluto Robert Donat, il protagonista de Il club dei 39, che dovette rinunciare per motivi di salute; fu scelto allora Michael Redgrave, già famoso come giovane attore teatrale nella compagnia di John Gielgud, qui

alla sua prima prova cinematografica: piacque al regista per il suo stile distaccato e disinvolto.

Il film fu realizzato interamente in cinque settimane, nell’autunno del 1937. Nella fondamentale intervista rilasciata da Alfred Hitchcock a François Truffaut, pubblicata per la prima volta nel 1966, il regista racconta a proposito di questo suo film: «È stato girato nel 1938 nel piccolo teatro di posa di Islington, su di una piattaforma di trenta metri e con sopra un vagone. Il resto è stato fatto con degli schermi di trasparenza e dei modellini.»

Il film fu distribuito dalla Metro-Goldwyn-Mayer (MGM) e uscì in sala nell’agosto 1938. A Londra, fu presentato il 5 ottobre 1938 mentre, negli Stati Uniti, uscì il 1º novembre 1938[2].

Il film fu un grande successo a Londra e anche in America. Fu l’evento della stagione natalizia a New York e il successivo sbarco del regista a Hollywood era atteso con grande entusiasmo.

 

Proiezione riservata ai soci FICC 2016. E’ possibile tesserarsi prima della proiezione (€ 10).

30/05 – Giallo in bianco e nero: UNA DONNA HA UCCISO di Vittorio Cottafavi

Posted by on mar 10, 2016 in appuntamenti, cinema | 0 comments

30/05 – Giallo in bianco e nero: UNA DONNA HA UCCISO di Vittorio Cottafavi

Lunedì 30 maggio – ore 20.30

Circolo del cinema Metropolis e Knulp

presentano la rassegna

GIALLO IN BIANCO E NERO

UNA DONNA HA UCCISO

GENERE: Drammatico

ANNO: 1951

REGIA: Vittorio Cottafavi

ATTORI: Lidia Cirillo, Lianella Carell, Pia De Doses, Frank Latimore, Vincenzo Milazzo, Diego Muni, Vera Palumbo, Marika Rowsky, Alexander Serbaroli, Umberto Spadaro, Celesta Aida Zanchi

SCENEGGIATURA: Vittorio Cottafavi, Siro Angeli, Giorgio Capitani, Sergio Agostini

FOTOGRAFIA: Bitto Albertini

Trama

Il cap. Roy Prescott, addetto all’amministrazione militare alleata, conosce a Napoli, dove risiede, una bella ragazza napoletana, Anna, alla quale fa una corte assidua. Roy è un esperto dongiovanni e la sua relazione con Anna non è per lui che un fuggevole episodio; mentre la ragazza è seriamente innamorata del capitano. Quando vien trasferito a Roma, Roy cerca di por fine alla relazione; ma Anna non sa rassegnarsi e finisce col raggiungerlo. Essa ormai fa vita comune con l’amato ufficiale; ma si vede da lui trascurata e concepisce dei sospetti, anche troppo fondati, sulla sua fedeltà. Un giorno che essa ha deciso di provocare una spiegazione, ha modo d’ascoltare una conversazione telefonica in cui Roy manifesta chiaramente il disgusto ch’ella gl’ispira. Ferita profondamente, Anna afferra la pistola del capitano e l’uccide. Arrestata e sottoposta a processo, essa viene condannata. Il racconto della triste vicenda si conclude con un accorato monito, volto a deprecare ogni vendetta, ogni violenza.

Curiosità

E’ un film drammatico diretto nel 1951 da Vittorio Cottafavi. Ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto con protagonista la stessa Lidia Cirillo, condannata e graziata dopo qualche anno di carcere, che nel film appare nel prologo e nell’epilogo.

Il punto di partenza della macchina narrativa messa in piedi da Cottafavi è un fatto di cronaca nera passato alla storia come “Caso Cirillo” (da non confondersi con l’altro “Caso Cirillo” riguardante il consigliere regionale campano Ciro Cirillo, rapito dalle Brigate Rosse nel 1981), dal cognome della donna protagonista di questa triste vicenda, Lidia Cirillo (nel film il suo nome è cambiato in Anna),perdutamente innamorata di un capitano dell’esercito inglese, Roy Prescott, tanto da non sopportare i tradimenti e il successivo abbandono da parte di lui al punto da ucciderlo a colpi di rivoltella. Cottafavi prende le mosse dal fatto di cronaca, ma lo manipola e lo filtra proprio attraverso il genere, anzi, per essere più corretti, attraverso i generi. Il plurale è d’obbligo, dal momento che Una donna ha ucciso riesce a variare improvvisamente registro trasformandosi da commedia romantica alla Frank Capra – nella prima parte – in un melodramma che a tratti riesce a riecheggiare quell’ossessione/disperazione femminile presente in alcune opere di King Vidor degli anni ’30 (vedi, per esempio, Stella Dallas. Un Amore sublime), attraverso un lavoro indirizzato principalmente verso la recitazione degli attori e l’utilizzo delle musiche.

Questo film, realizzato in un momento della storia del cinema italiano compres(s)o tra la pesante eredità neorealista e l’approssimarsi di esordi eccellenti che avrebbero sancito la nascita di una “nuova ondata” autoriale nell’universo cinematografico di casa nostra (Lo Sceicco Bianco di Federico Fellini esce nello stesso anno), dimostra come il ricorso al genere non intacchi minimamente la dignità di un’opera, e quanto si possa facilmente cadere in errore – da un punto di vista storico-critico – quando si lasciano interagire, senza alcuna mediazione, preconcetti ideologici e giudizi di valore.

 

Proiezione riservata ai soci FICC 2016. E’ possibile tesserarsi prima della proiezione (€ 10).