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NOVITÀ LIBRI DI CINEMA 2019

NOVITÀ LIBRI DI CINEMA 2019

NOVITÀ LIBRI DI CINEMA 2019:

ALFRED HITCHCOCK

Il cinema ai bordi del nulla

Skira 2019

A 120 anni dalla nascita, la vita e i capolavori di Alfred Hitchcock, regista inglese, maestro del brivido e genio del cinema.

“Se fai esplodere una bomba il pubblico ha uno shock di 10 secondi, mentre se lo metti semplicemente al corrente della presenza di una bomba, la suspence può essere dilatata e il pubblico mantenuto in sospeso per cinque minuti” (Alfred Hitchcock).

 Rappresentante supremo della settima arte, regista di grandi capolavori, pietra miliare del cinema mondiale, nel corso della sua carriera Alfred Hitchcock (1899-1980) ha girato oltre cinquanta film, dagli esordi nel cinema muto alle pellicole degli anni Settanta che hanno terrorizzato intere generazioni.

Trame avvincenti, montaggio originale, ingegno, abilità magistrale nel tenere viva la tensione fotogramma dopo fotogramma: questi gli ingredienti che hanno reso Hitchcock una vera e propria icona della storia del cinema, venerato e adorato da una schiera di ammiratori che ancora oggi imitano e studiano le sue tecniche innovative.

Attraverso un’ampia selezione di fotografie e contenuti originali tratti dai set di capolavori come Psyco (1960), La finestra sul cortile (1954), Gli uccelli (1963), La donna che visse due volte (1958), Intrigo internazionale (1959), Il delitto perfetto (1954), il lettore potrà immergersi nei backstage, scoprire particolari curiosi e conoscere meglio la vita privata del maestro del brivido.

CINEMA E POPULISMO

Modelli e immaginari di una categoria politica

a cura di Valerio Coladonato, Andrea Sangiovanni

Rubbettino 2019

Populismo” sembra essere una delle parole chiave del nostro tempo: categoria politica dai confini mutevoli, fenomeno storico che ha avuto molteplici e diversissime declinazioni, è oggi tanto diffuso nei discorsi pubblici quanto sfuggente e apparentemente refrattario ad una definizione univoca. Questo numero di “Cinema e Storia” si interroga sul rapporto fra il cinema – nella sua dimensione di arte popolare – e il fenomeno che proprio al popolo e al suo primato nella sfera politica si richiama. Si può indagare il populismo attraverso il cinema? O anche: può il cinema – uno dei dispositivi che più e meglio di altri ha rappresentato le masse – aiutarci a definire il populismo oppure a fissarne alcune caratteristiche? E ancora: quali sono i rapporti che intercorrono tra il cinema, che ha la capacità di generare forme e immaginari condivisi, e quei fenomeni politici che, a diverse latitudini e in tempi differenti, sono riconducibili al concetto di populismo? Infine: può il cinema, in quanto strumento capace di dar forma all’investimento emotivo delle masse in individui “eccezionali”, costruire un contesto fertile per l’emergere del populismo? Il volume parte dal presupposto che per definire una categoria complessa e sfaccettata come quella di populismo sia necessario uno sguardo interdisciplinare, capace di indagare, oltre che il discorso politico, le forme che esso assume nella traduzione spettacolare che ne compie il cinema. I saggi esplorano cinematografie, paesi ed epoche diverse, aprendo una serie di percorsi interpretativi su questi ed altri quesiti, attraverso l’analisi di film significativi e la contestualizzazione storica dei fenomeni politici e delle loro rappresentazioni. 

LA DISSOLVENZA DEL LAVORO

Crisi e disoccupazione attraverso il cinema Il lavoro che diventa film.

di Emanuele Di Nicola

Ediesse 2019

Nel 1895 i fratelli Lumière filmano l’uscita degli operai dalla loro fabbrica a Lione. Il cinema inizia dal lavoro. Negli ultimi anni è tornato a descriverlo: nel Duemila, e in particolare dal 2008 con lo scoppio della crisi economica, i registi italiani, europei e americani ricominciano a riflettere su questo grande tema. I licenziamenti, la disoccupazione, la difficoltà di trovare un nuovo impiego. Le figure deboli come le donne e i precari. Il libro è una mappa del cinema sul lavoro nei nostri anni: da Ken Loach a Laurent Cantet, dai fratelli Dardenne a Lars von Trier, fa il punto su come i registi di oggi trattano il lavoro e il lavoro che non c’è. Da film manifesto come Full Monty alle provocazioni estreme come Il grande capo, passando per la strada italiana di Smetto quando voglio. In sei capitoli divisi per temi La dissolvenza del lavoro analizza oltre cinquanta titoli, decifrando lo stile degli autori: dal realismo sociale di Loach al cinema hollywoodiano de Il diavolo veste Prada. Dalla commedia alla tragedia, dal lieto fine al pugno nello stomaco. Una bussola per orientarsi nel cinema del nostro tempo difficile: colpito dalla di soccupazione, ma illuminato da grandi opere. I capitoli sono seguiti da una scheda tematica a cura di uno studioso dell’argomento.

JOHN FORD E IL CINEMA AMERICANO

Ovvero la rimozione di Dionisio

di Andrea Laquidara

Mimesis 2019

Ne La nascita della tragedia, Friedrich Nietzsche indica in Dioniso e Apollo le figure in cui si condensano i due aspetti principali della realtà: un fondo caotico da cui lo sguardo trae forme armoniche, che conferiscono al Caos un ordine – insieme compiuto e provvisorio. Osservata da questa prospettiva, la settima arte risulta arte tragica per eccellenza. Non tutto il cinema, tuttavia, mantiene il medesimo rapporto con la profonda irrazionalità del Reale: a Hollywood, a partire dai primi decenni del XX secolo, è cresciuta una prevalente tendenza (socratico-platonica, direbbe Nietzsche) alla rimozione di Dioniso. Il rapporto problematico che il cinema statunitense ha sempre mantenuto con l’irrappresentabilità del Reale trova in John Ford, il più affidabile dei registi hollywoodiani, la sua espressione più piena e interessante. Interessante anche e soprattutto per la valenza culturale che il cinema fordiano assume come mito di fondazione americano condensato in immagine. 

VITA AGRA DI UN RIBELLE PERMANENTE

Il cinema di Giuseppe Ferrara

di Roberto Pugliese

Falsopiano 2019

Formatosi nel documentario di impronta post neorealista, con diploma di regia al Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1957 e una ottantina di titoli tra la fine degli anni Cinquanta e la fine del decennio successivo, Ferrara si afferma nella narrazione a soggetto con uno stile molto personale, che deve al documentario di partenza l’ostinazione dell’attenersi ai fatti (per l’appunto lungamente studiati e documentati) e alla finzione la capacità di rimodularli sul piano di una narrazione a suo modo anche avvincente.

Cinema politico, certamente, non smette di osservare Pugliese inoltrandosi nella lettura testuale dei film, ma non ideologico. E dunque critico ma non aprioristico, piuttosto un’incessante detection, che se qui da noi scaturisce dalla lezione di Francesco Rosi, sul versante d’oltreoceano presagisce certi scenari alla Oliver Stone. E un cinema, in ogni caso, anche d’attori (su tutti Gian Maria Volonté) e di azione, pensato più per il pubblico che per la critica, che infatti non lo amerà mai troppo. Per quella di sinistra, l’eterno eccesso di didascalismo (che in effetti, riconosce l’autore, talvolta s’annida nelle pieghe narrative), per gli altri il solito copione, mentre a destra e nei Palazzi ogni film è atteso come una sciagura.

DIZIONARIO DEL CINEMA IMMAGINARIO

di Albero Anile

Lindau 2019

Questo dizionario è un atto di fede. È il primo mai compilato sul cinema immaginario: raccoglie i film nei film, le pellicole fittizie che, all’interno di quelle reali, si vedono realizzare sui set, proiettare in sale cinematografiche, trasmettere in TV. È fatto di capriole della visione, si tuffa negli abissi dello schermo. Per goderseli bisogna prima dar fiducia ai film che li contengono: occorre una sospensione dell’incredulità al quadrato.

Dal punto di vista pratico è un dizionario totalmente inutile. È un catalogo di sogni, raduna pellicole fantasma, elenca alfabeticamente opere che nessuno ha visto e vedrà mai. Eppure quei film esistono, qualcuno li ha pensati, ha dato loro un titolo, degli attori, un pubblico: importa davvero che siano immaginari? Non sono immaginari anche i personaggi e la trama che li ospitano?

Estrapolati dai film reali, i film immaginari ritrovano ora una trama coerente, rivendicano una critica onesta, rinascono a una nuova vita, ottengono finalmente piena cittadinanza.

Questo dizionario è assolutamente necessario.

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