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Majakovskij cantore della rivoluzione – mostra di Guglielmo Manenti

Majakovskij cantore della rivoluzione – mostra di Guglielmo Manenti

Associazione Culturale DaydreamingProject in collaborazione con Knulp presenta

Majakovskij cantore della rivoluzione

mostra di Guglielmo Manenti

L’associazione DD PROJECT in collaborazione con il KNULP e Hangar Teatri celebrano nel mese di ottobre a Trieste l’anniversario dei cento anni della rivoluzione russa del 1917, ospitando una mostra di illustrazioni dedicata a Vladimir Majakovskij dell’artista siciliano Guglielmo Manenti, una serie di filmati a cura di Fausto Vilevich, un laboratorio teatrale e uno spettacolo teatrale a cura di Sergio Pancaldi e il Tact.
L’artista conduce lo spettatore attraverso tavole in bianco e nero alternate al rosso, lavorate con fitti tratteggi a china nelle quali il pennino sembra scavare nel bianco del foglio, un volo visuale fatto di flash temporali che da sprazzi su universi interiori tratti dalle poesie del poeta russo muovono a delle scene di massa in piazza, citando immagini storiche, parte dell’immaginario collettivo sulla rivoluzione in Russia, creando un personale percorso nelle visioni di uno dei maggiori poeti russi del Novecento. Nei lavori di questa mostra di Guglielmo Manenti si nota tutto il suo amore per la grafica di quel periodo, per le inquadrature che rimandano a tanti film d’avanguardia a quelli di Vertov e Eisenstein, Pudovkin, ma anche a tanti disegnatori satirici sovietici come Boris Efimov e il gruppo Kukryniksy.
Il poeta russo Majakovskij si fece portatore, insieme ai cubofuturisti e ai gruppi d’avanguardia artistica degli inizi del secolo passato, delle nuove istanze di quello spirito di rivolta che porta un popolo al cambiamento, cercando di sopprimere il passato e i vecchi equilibri, sommando a questa missione etico-politica un nuovo modo di scrivere, fatto di frasi brevissime e spezzate, come se fossero urlate, e coniugando una sintassi vicina alla propaganda politica e all’estetica tipografica futurista.
La fiducia assoluta per un mondo nuovo più egualitario, auspicato da tempo da forze rivoluzionarie comuniste, dove le novità del mondo moderno diventano motivo di ispirazione per poesie; dove la forza delle masse viene paragonata a reattori, ingranaggi o alla forza di turbine in movimento, creando accostamenti di forte brutalità espressiva con effetti dirompenti sui gusti precedenti di tipo simbolista, in cui donne sognanti consumano drammi privati tra carte da parate e boschi di betulle.
L’artista Majakovskij si fa portavoce della rivoluzione con tutte le sue forze, partecipando in tutta la sua poliedricità come scrittore, grafico, attore e pittore di cartelloni ed anche polemista sui giornali dell’epoca, diventando in tal modo egli stesso un simbolo della rivoluzione.
Ma nel suo destino troviamo tutte le contraddizioni dell’evoluzione storica di questo sogno sociale, che, dopo l’esaltazione iniziale, porterà il poeta a vivere una fase di lotta contro il ristagno collegato ai nuovi equilibri burocratici postrivoluzionari, con difficoltà esistenziali sempre maggiori personali, che poi nel periodo dello stalinismo lo porteranno a suicidarsi. Un suicidio che diventerà un segnale inarrestabile di un malessere sempre più crescente che dalla disperazione personale diventa grido di una condizione che coinvolge tanti scrittori e artisti scomodi al regime che finiranno nei gulag sovietici.

 

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