10/12 – OMAGGIO AL SIGNOR VINCENZO (oli su carta dipinti più di 40 anni fa da ugo pierri)
Mercoledì 10 dicembre – ore 19.30
Associazione Daydreaming Project e Knulp presentano la mostra
omaggio al signor vincenzo
oli su carta dipinti più di 40 annifa da ugo pierri
Ugo Pierri è un pittore isolato e insolito. Vive a Trieste lontano dal piccolo-grande mondo incestuoso della pittura d’oggi, appartato dalle rumorose esibizioni delle cronache artistiche. Quando ha meditato e rielaborato un “suo” linguaggio, si fa vivo e firma olii, acquarelli, disegni, inchiostri colorati che ci suggeriscono riflessioni sui molteplici “disturbi dell’umanità”.
Osservando le sue opere, si impone, pur nel riferimento a “codici” diversi (da quello dell’espressionismo a quello di un nuovo realismo) una sostanziale analogia di problematica artistica. I rispettivi linguaggi, che contrassegnano pure le varie tappe di un lavoro a cui il pittore triestino si dedica da tempo, tendono sempre ad una chiarificazione del rap- porto tra soggetto e oggetto, tra individuo e società, affermando una condizione di autonomia critica, di difesa, col ricorso anche a sottili atteggiamenti di ironia di fronte alla realtà.
La premessa alla lettura degli ultimi lavori (olii su carta in omaggio a Van Gogh) è sempre questa prospettiva, e la lettura, dopo Cechov Svevo Walser e Singer, dell’epistolario di Van Gogh, il pittore olandese che ben rappresenta “l dramma dell’artista che si sente escluso da una società che non utilizza il suo lavoro e ne fa un disadattato, candidato alla follia e al suicidio…”.
Come Van Gogh, Pierri si interroga sul significato dell’esistenza, del proprio essere-nel-mondo, dei motivi che spengono il sentimento della eticità e della religiosità del lavoro.
Con un linguaggio mediato dalla cultura mitteleuropea e con la rapidità e l’immediatezza del tracciato grafico, Pierri ripresenta in tonalità cromatiche pure e forti la povertà, la sofferenza, il dramma che leggiamo sul volto di diversi “tipi umani” (già raccolti a convito nella “Rappresentazione parrocchiale dell’ultima cena” una grande tela del 1976), tutti tesi ad una esplicita o sommessa denuncia delle istituzioni e delle strutture sociali per la parte d’umanità che esse tolgono all’uomo, che vuole la gioia, ma è condannato alla sofferenza.
Il tragico, in questi “personaggi”, non è tanto nella figura o nei colori che sono per lo più squillanti, ma nel vedere la realtà e vedersi nella realtà con lucida e perentoria evidenza.
Il far pittura, allora, in una società giovanilistica come l’attuale diventa un mezzo di provocazione e di disturbo… di scoperta della verità contro l’alienazione e la mistificazione in difesa, per dirla con Pavese, del “mestiere di vivere”.
Il lavoro di Ugo Pierri, come proposta, quindi, di una arte-azione, ha radici nell’espressionismo tedesco, come risposta critica agli interrogativi posti dalla realtà e dalla coscienza può essere illuminato da un passo dell’epistolario di Van Gogh.
A Theo che scrive “Non si può essere di mentalità ristretta ed avere pregiudizi e dare la preferenza assoluta a un grado sociale sull’altro”, il fratello risponde “ma il mondo non la ragiona così, e non vede né rispetta l’umanità dell’uomo, ma solo il suo maggiore o minore valore in denaro e proprietà che egli porta con sé fin tanto che è da un lato solo della tomba. L’altro lato della tomba il mondo non lo tiene in considerazione. Quindi il mondo va solo dove lo portano i suoi piedi”.
In questo solitario viaggio tra i taglienti frantumi del mondo, anche al pittore è dato di descrivere fenomeni come qualcosa che ha radici molto oscure e complicate negli animi, di studiare la fredda e straziante cristallizzazione dei sentimenti, di avvertire il senso di dolorose ferite non ignorando il “peu de chose”, cioè la mediocrità dei “personaggi” cui questi sentimenti sono dedicati.
Il “leit motiv” di queste povere vicende è l’indifferenza come non-sentimento, non grande come l’egoismo, ma che può assumere un nome terribile: la crudeltà.
(Da una critica di Ezio Maglia ad una mostra inaugurata nel 1978)